Mi ritrovai sulla mia nave da guerra. A svegliarmi fu un allarme in lontananza, vidi un faro che ci puntò la luce contro. Chiusi gli occhi e li riaprii. Ad attaccare furono tre navi tolemaiche. Pronte all’attacco, ci lanciarono frecce infuocate.
La mia nave affondò e io morii nel mare. Mi risvegliai, però, e vicino a me trovai un cavallo e iniziai a andare a Siwa, il luogo principale dell’Egitto, ma trovai gli abitanti caduti come bambole. Non erano in grado di alzarsi; gli unici in piedi erano i soldati romani, che mi colpirono con frecce. Per fortuna fuggii velocemente, ma stranamente trovai alcuni abitanti in piedi.
Gli chiesi cosa fosse successo e mi dissero che qualcuno soprannominato “il leone” aveva utilizzato «l’oggetto più potente». Gli abitanti mi dissero che si trovava sull’acropoli. Appena entrai in città i soldati romani cercarono di uccidermi. L’ambiente era senza luce, senza edifici, solo vuoto. Avevo paura, eppure li uccisi tutti in poco tempo.
Vidi “il leone”; non avevo speranze contro di lui. Vidi la sua mano e capii che aveva la mela dell’Eden. Ad un certo punto arrivò Giulio Cesare con tre elefanti che ruppero la porta. “Il leone” fece il teletrasporto ma gli elefanti gli calpestarono la testa e lui morì. Avevo salvato tutto l’Egitto.
Ora camminavo tranquillo senza pericoli, l’ambiente intorno a me era tornato normale. Ad un certo punto comparve un uomo e mi disse: «le missioni non sono finite. Questo era solo l’inizio». Mi teletrasportai in un luogo strano, caddi nel vuoto e feci un forte urlo; nel frattempo, vidi cose che non dovevo vedere: la nascita degli esseri umani, la creazione degli animali, etc.
Poi, finii in un’arena e uccisi il fratello di Flavio, Septimio il grande. Lo uccisi con una pietra, colpendolo sull’occhio e lui morì. Allora mi teletrasportai a casa con la mela dell’Eden e trovai la pace. A casa c’era il mio amico che mi aspettava per festeggiare.
