Vivevo in un piccolo paese dove si conoscevano  tutti tra di loro.
Negli ultimi mesi, però, erano stati notati dei volti sconosciuti, si pensava fossero degli stranieri che volevano integrarsi ma contemporaneamente c’erano stati diversi avvistamenti di ladri. Proprio ieri c’è stato un furto a casa del vicino.

Mia madre era molto preoccupata, però decise di mandarmi comunque al mercato con Jek a comprare i vasetti di fiori, mi lasciò 10 euro e mi disse di comprarne due.

Jek è il mio cane marroncino, ha due occhi giganti e due piccole orecchie: se lo vedi da lontano sembra un cane saggio ma da vicino è un piccolo cucciolo birichino.

Nel tragitto che dovevamo fare per andare al mercato del paese, io e Jek notammo che dietro di noi c’erano due sconosciuti e sembrava che anche loro andassero proprio nella stessa direzione.

Iniziammo, così, a camminare più velocemente. Una volta arrivati, entrammo in un bar per bere dell’acqua, ma ci seguirono anche lì; a un certo punto mi resi conto di non avere più i soldi nella tasca…mi avevano derubato!

Jek, che aveva seguito tutta la scena, iniziò a inseguire i ladri, ma io non ero così veloce da poterli raggiungere, provai a prendere una scorciatoia ma non riuscivo a vedere né Jek né i ladri.

Decisi così di tornare verso casa per riferire tutto a mia madre. Insieme a lei tornai nel punto in cui li avevo persi di vista: con la torcia illuminai sotto le macchine e nei posti più bui e ad un certo punto notai il collare di Jek in un tombino, allungai il braccio per provare a prenderlo ma non riuscivo ad afferrarlo. In ogni caso, la direzione era quella giusta, erano passati da qui.

Alla fine dopo scarsi risultati, io e mia madre decidemmo di tornare a casa. Una volta arrivato, mi buttai sul letto, ero sfinito e molto triste. Caddi in un sonno profondo ma nemmeno il tempo di addormentarmi che sentii dei rumori dal salotto, misi le ciabatte e aprii il cassetto per prendere la torcia. Poi, a piccoli passi, scesi le scale e notai che c’erano dei graffi sulla finestra. Preso dal panico corsi in camera dei miei genitori e svegliai mia madre, scendemmo di corsa e aprii la porta. 

Proprio davanti a me c’era Jek con i dieci euro tra i denti che scodinzolava soddisfatto, lo abbracciai fortissimo…
IL MIO CANE È PROPRIO UN EROE! 

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